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Storie - Histories

Nel 1919 a Firenze nasce il Negroni cocktail, per volere del signor Conte. Verranno in seguito il Negroni Sbagliato e il Boulevardier

Michele Crippa

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La Soria del Negroni è strettamente legata a quella dell’Americano, potremmo addirittura arrivare dire che è in qualche modo il suo figlioccio. Spesso ritrovare la data di nascita e la paternità dei cocktail più storici è molto difficile, lo abbiamo visto per il Manhattan o l’Americano, non lo è invece per il Negroni.

CC alh1

L’anno è il 1919: siamo a Firenze, in uno dei locali più famosi dell’epoca, il Bar Casoni, e uno dei suoi più fedeli clienti chiede al barman, Fusco Scarselli, di servirgli un americano un po’ più forte, non era, infatti, un grande amatore di soda, e indicò la bottiglia di gin, distillato che aveva imparato ad apprezzare durante i suoi soggiorni a Londra. Fu così che da allora il cocktail fu chiamato “Americano alla moda del Conte Negroni”, abbreviato in seguito in Negroni, in onore del celebre avventore.
Da allora la ricetta è cambiata molte volte, all’origine si racconta che la soda fosse ancora usata per riempire il bicchiere, tranne che per il conte, e che, quindi, la quantità di gin fosse minore, ma al giorno d’oggi la ricetta è ormai codificata con Gin, Vermouth Rosso e Bitter in parti uguali.

CC Wine Dharma

Oggi ne esistono, tuttavia, innumerevoli versioni, poiché è molto facile, e senza dubbio molto divertente, rimpiazzare gli ingredienti se, ad esempio, non corrispondono ai nostri gusti, o più semplicemente ci accorgiamo che il nostro bar ne è sprovvisto. Possiamo, infatti, sostituire il gin con del prosecco, ottenendo, così, il famosissimo Negroni Sbagliato, o con un Riesling Renano, come nel caso del Cardinale, o ancora con della vodka, del rhum o del mezcal. Per quanto mi riguarda non sono un grande amatore di gin, anche se invecchiando sto imparando ad apprezzarlo. Ricordo che una sera all’Harry’s Bar di Parigi, al Sank Roo Doe Noo (5,rue Danou), come il proprietario era solito suggerire ai suoi clienti americani di indicare l’indirizzo del bar ai tassisti, ho raggiunto un amico che stava sorseggiando un negroni e il barman, ricordandosi della mia passione per il bourbon e i cocktail straight up, mi propose un cocktail creato proprio lì nel 1927, il Boulvardier, nel quale al posto del gin si usa……il bourbon.

CC Frédéric de Villamil

Eccovi la ricetta:

  • 45 ml di Bourbon
  • 30 ml di Bitter Campari
  • 30 ml di Vermouth Rosso

Mescolare nel mixing glass e servire in una coppetta a cocktail e guarnire con una scorza d’arancia.

Salute!

Michele Crippa

Direttore di Sala, Lucas Carton Parigi

Responsabile della sala di un ristorante parigino carico di storia come il "Lucas Carton", dove, insieme a Giovanni Curcio, lo Chef Sommelier, continua a portare avanti quello stile franco-italiano che tanto lo aveva affascinato a Londra, ma anche, e soprattutto, a cercare di trasmettere la sua passione alle nuove generazioni. Il progetto Chiccawine si sposa proprio co questo intento: promuovere, tramite le nuove tecnologie, le tecniche di sala e bar, portare la curiosità su prodotti tradizionali che meritano di essere messi sotto le luci dei riflettori e far conoscere gli uomini che dedicano la loro vita affinché tutto questo non scompaia.

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