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Ancora una scoperta turca: Karasakiz Reserve 2018 Suvla Winery….di Daniele Montano

Daniele Montano

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Un altro vitigno autoctono di cui la Turchia dovrebbe andare fiera, il “mastice nero” così si chiama questa varietà originaria dell’Egeo Nord-Occidentale (Çanakkale, Bayramic, Lapseki), un tempo veniva solamente usata per la distillazione di brandy locali ma grazie a 2 produttori che in primis hanno creduto nelle potenzialità di questo antico vitigno, oggi viene vinificato per lo più in purezza e in qualche caso assemblato con il Karalahna.

Il nome originario era Kuntra, dato dagli antichi greci che vivevano nella bellissima Isola di Bozcaada il nome è stato tradotto in turco in Karasakiz dopo l’abbandono dei greci dovuto al Trattato di Losanna del 1923-1925.

Di colore viola scuro, l’uva ha normalmente una bassa acidità e non è consigliabile un lungo invecchiamento dei vini prodotti in purezza anche se in alcuni casi è stato dimostrato il contrario.

Suvla Winery è un’azienda famigliare situata in Egebat presso lo stretto di Çanakkale, nella Penisola di Gallipoli, sede tra l’altro di un museo di guerra tra i più visitati al mondo e un cimitero militare che conta mezzo milione di croci, soldati caduti durante la Campagna di Gallipoli della Prima Guerra Mondiale. Camminare tra quelle dolci colline a vista sul mare, in mezzo a trincee ancora esistenti e perfettamente conservate, imbattersi in turisti neozelandesi, canadesi, francesi, inglesi, australiani e turchi che cercano la tomba di un vecchio parente caduto provoca davvero una sensazione da “pelle d’oca”. Il vino è cultura, storia, turismo, avvicina le persone e ne scalda il cuore, al contrario della guerra.

Eccoci a noi: colore rosso rubino scarico, ricorda il Papazkarasi, limpidissimo, nel calice scorre con una discreta fluidità, al naso si offre di qualità fine, abbastanza intenso e un po’ evanescente a livello di persistenza, nette le note eteree di “big bubble”, caramella inglese alla frutta, lampone sotto spirito ma dopo alcuni minuti entrano in gioco, legno di quercia, note nette di bourbon,

carrubba e vaniglia, un vino abbastanza ampio ed etereo ma io personalmente lo preferisco nella versione in acciaio per apprezzarne al meglio le note fruttate. In bocca è secco, poco fresco e caldo, tannini da legno evidenti, poco sapido e abbastanza morbido. Di medio equilibrio e di discreta intensità e persistenza, comunque un vino di qualità, forse poco armonico e non perfettamente pronto da bere, se ne può riparlare tra un paio di anni.

Sarei curioso di provarlo con una mia ricetta, tortellini in brodo di acqua e Parmigiano Reggiano, visto che a Bodrum è ora di cena mi metto all’opera.

Salute e…Buon Appetito! Serefe ve… Afiyet Olsun!

Un manager italiano di F&B che vive in Turchia, consulente di vini e amante del cibo. Credo che a volte la strada meno battuta sia un luogo intrigante, soprattutto quando porta ad una qualità del servizio estremamente elevata.

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