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Storie - Histories

Un vero artigiano del vino? lo è sicuramente Michele Loda dell’Azienda Agricola Il Pendio.

Sebastien Ferrara

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é necessario recarsi spesso in visita ai veri artigiani del vino, nulla da togliere alle grandi aziende, ma solitamente le forti emozioni si provano proprio in questi posti, dove chi produce, ci coltiva, chi conosce sa trasmettere in modo unico parte di quello che fanno, delle difficoltà attraversate, dei vini non prodotti del meteo pazzo e di tante altre piccolezze.

Oggi vi racconto l’Azienda Il Pendio (che prende il nome dalle pericolose pendenze dei suoi vigneti) di Michele Loda, siamo in un piccolo paesino a Monticelli Brusati, zona montana e comune della denominazione Franciacorta ma che esula questa realtà uscita dal consorzio nel 2012, rinunciando ad un marchio sull’etichetta che sarebbe di certo di grande aiuto sul mercato.

Questa micro-realtà fu fondata nel 1988 da Gigi Balestra e acquisita da Michele nel 2004 che già lavorava per il Signor Gigi da qualche anno, 5 sono gli ettari con anche degli Ulivi e un piccolo bosco.

Parlando con Michele respiro che non si tratta di rabbia il fatto di non portare il nome Franciacorta nei suoi vini, perchè lui crede fortemente in quello che fa, crede nel potenziale dei suoi terreni, crede nella montagna, perchè il clima li è montano, anzi è amante della montagna! Lui non è la persona che scende a compromessi con nessuno, crede nel duro lavoro e nell’idea che il vino va fatto piuttosto in vigna che in cantina (tra l’altro davvero piccola e compatta) noto una grande precisione nella sistemazione della bottiglie.

Mi racconta che i vini in valle sono muscolari e rotondi, più in su invece, dove lui ha i terreni che i vini sono “da pietra”, con ottime esposizioni, viti piantate a 450 metri sul livello del mare, totalmente su zona sassosa, mi dice anche che le file di viti le lascia distanti tra loro, molto importante, anche per lavorare meglio.

Michele è divertente, è un personaggio che va assolutamente conosciuto, camminando in vigna mi racconta il fatto di quando fa i trattamenti, rigorosamente in bio, utilizzando solo rame e zolfo se necessario. A volte (dice Michele) ci sono alcune persone che vengono a trovarmi e in quel momento sto trattando e allora vengono a cercarmi in vigna ma vedono solo una grossa nube e io sono indietro con il trattore… vi immaginate la scena? Beh.. insieme ci siamo fatti qualche risata.

Iniziamo a chiacchierare delle varie annate, Michele dice che la 2013 è stata la peggiore annata degli ultimi 20 anni, poi anche il periodo dal 2014 alla 2019 è stato un disastro, annate di grandine e pioggia continua.

Pensate che con l’annata 2019 è riuscito a produrre solo 200 litri di vino, il problema è stata la grandine durante la fioritura, ma non una sola, 8-9 volte.

A me (dice Michele) piacciono i vini che “staccano le otturazioni dai denti” e godo quando chi viene qui in visita assaggia i miei vini e vedi che tirano la pelle delle guance indietro e stringono i denti!!

In effetti i suoi vini hanno tutti una ottima freschezza che non è affatto spiacevole, fanno salivare… e poi ne bevi  un altro calice. Intanto mentre assaggiamo da qualche vasca le nuove basi, mi mostra il suo trattore Lamborghini ed è felicissimo nel raccontarmi che ha 40 anni (il trattore)!!

I vini prodotti sono fatti con lieviti indigeni e pochissima solforosa, nei metodi classici non vi è la presenza di alcun dosaggio, per il rabbocco dopo la sboccatura viene utilizzato lo stesso vino che è affinato sui lieviti, non con del vino più giovane come si usa normalmente. Il Cabernet Franc, lo Chardonnay ed il Pinot Nero sono vinificati singolarmente solo quando le annate lo concedono.

I vini assaggiati sono stati il Momi pas dosè, il Contestatore, la Selossata 2006, la Beccaccia 2016 ed il bianco 1996.

Quelli che ho apprezzato in particolar modo sono stati il Metodo Classico Selossata 2006, fresco e con un perlage molto fine e persistente, le vigne sono situate a Nord est nella parte alta del Ruc dietro il noce. Il 1996 bianco è sicuramente un tuffo nel passato, ma ha tenuto, bellissima esperienza l’assaggio di questo vino!

Io ho un debole per il Cabernet Franc e posso garantirvi che questo è fatto in maniera eccelsa.

Evviva i piccoli artigiani di tutto il mondo.

Sebastien Ferrara

Direttore e Sommelier

Ristorante Enrico Bartolini Mudec Milano

https://www.instagram.com/sebastien_ferrara/?hl=it

Sebastien Ferrara è il direttore e sommelier del Ristorante Enrico Bartolini Mudec, 3 stelle Michelin a Milano. Ha effettuato eccellenti esperienze lavorative in Francia, Inghilterra e Svizzera per diversi anni nel settore della ristorazione.

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