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Degustazioni - Dégustations

Tra Abruzzo, Piemonte e Toscana, le eccellenze del vino in Italia…Emidio Pepe, Angelo Gaja e la Cerbaiona…Sebastien Ferrara ci racconta tre mitici assaggi che hanno colpito il suo palato.

Sebastien Ferrara

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Oggi non vi parlerò di una azienda in particolare, ma di 3 assaggi magici, unici!

Emidio Pepe, il padre del Montepulciano
Gaja, il Re di Barbaresco
La Cerbaiona, un Cru unico

Sono sicuramente vini che non capita di stappare tutti i giorni e quando capita dentro di me c’è sempre una certa curiosità…mi sento piccolino.. e mi riaffiora il ricordo di quando mamma e papà regalavano qualcosa a me e mio fratello. Eravamo sempre sull’attenti e con una spensierata ansia euforica, ricca di eccitazione, non vedevamo l’ora di strappare la carta per vederne il contenuto.
Ecco, di fronte a certe bottiglie mi sento ancora così… un bambino consapevole ed euforico.

I primi anni in cui mi sono approcciato al vino, curiosavo sempre queste etichette, le vedevo passare in ristorante, portate dal sommelier “una istituzione” nel posto dove lavoravo e non vedevo l’ora che si dimenticasse da qualche parte il bicchierino d’assaggio con un pochino di vino dentro per poter annusarne i profumi, oppure il tappo per capirne l’evoluzione o cercare difetti e sentirne i profumi.

Li racconterò come li vediamo nella foto.

Emidio Pepe ha da sempre voluto mantenere una piccola quantità, lavorando davvero come artigiano e fin dove le forze lo permettevano. I suoi (giovani) sono vini tosti, decisi, tannici e alcolici senza mancare la parte di sapidità e frutto che nel Montepulciano sono essenziali.
Quando invecchiano si arrotondano, si smussano, dando vita a vini certamente più complessi ma nell’insieme più facili da degustare per la loro eleganza.
La particolarità di Emidio è il voler interpretare al meglio l’annata, intervenendo minimamente sui trattamenti e le lavorazioni in cantina. Biodinamica in vigna e fermentazioni spontanee in cantina, trattando il vino come se fosse una persona.
Ho avuto la fortuna di assaggiare i suoi vini su molte annate (e più bottiglie per annata) ammirando che a volte le bottiglie sono anche molto diverse tra loro, in certi casi in meglio e in altri no! Ma questo è un rischio che ogni artigiano corre quando rispetta nel miglior modo possibile la natura.. E poi, a me i suoi vini sono sempre piaciuti un sacco!

Il 1980 non è l’annata preferita di Emidio. Un vino ormai da collezione perchè non è più in commercio. Il tappo era integro, corto e sano con un buon profumo.

Il colore rosso granato lucente, al naso sono percepibili note di “asfalto”, terra bagnata, ferro e anice. Al palato mi piace definirlo felice, con una buona sapidità, il tannino è decisamente ammorbidito dagli anni passati in bottiglia e sostiene una ottima freschezza. Il finale è profondo e lungo. Non stufa mai, chi beve questo vino è perchè lo ama. Non si rischia con un Montepulciano di Emidio, non lo si deve aprire tanto per provare, bisogna essere in forma, concentrati e consapevoli di cosa sia questo vino per la storia Italiana, per la nostra cultura che grazie anche lui è stata trasportata nel mondo intero.

Angelo Gaja, colui che ha cambiato per sempre il vino italiano. Si può dire che la sua sia stata una vera e propria rivoluzione del vino a 360 gradi, occupandosi di piazzarlo nei migliori ristoranti del mondo e di poter competere per la grandissima qualità con i vicini francesi. Morta Clotilde nel 1961 a soli 21 anni Angelo dovette rimboccarsi le maniche, ma aveva le idee già ben chiare.
Nei primi anni del ‘900 c’era già nel mondo la considerazione verso i vini di lusso ed il papà di Angelo (Giovanni) lo aveva capito bene questo ed iniziò a vendere i propri vini ad un prezzo molto alto per l’epoca e per il mercato. Forse, il nome di Gaja fu la prima etichetta artigiana mai prodotta… nel 1937. Con una maggiore richiesta di Barolo da parte degli importatori nel 1988 decidono di entrare nel mondo del Barolo, prima il passaggio fu fatto a Montalcino con l’azienda Santa Restituta. (Chiesa Santa Restituta) e solo dopo chiamata Pieve.
Il collegamento tra le due realtà fu la mono-varietà, il Nebbiolo in Piemonte ed il Sangiovese in Toscana

Bene, ora passiamo all’assaggio. Il 1973 non è una grande annata, è stata difficile. Diciamo che non è paragonabile al 1971 o al grande 1947 e lontana dalla espressione degli anni 80. Anche se, non vi svelo niente in anticipo ma vi racconterò qualche annata ancora più vecchia nei prossimi racconti.

Al naso si riconosce bene il timbro del Nebbiolo, anche se così vecchio mi fa molto piacere, perchè significa che il vino è in forma. Il colore è abbastanza scarico con alcuni residui in sospensione dovuti ad un pochino di sedimento. I profumi sono netti, senza alcun difetto, frutti rossi sotto spirito e poi funghi, ferro e note delicate di aglio selvatico. Al palato è molto delicato e si capisce dalla struttura che l’annata non è stata grande, ma ha un suo perchè, ha tenuto! Questa è la magia dei GRANDI produttori di vino, anche nell’annata mediocre saper fare un vino straordinario.

La Cerbaiona è un vero e proprio cru, prodotto ancora prima che la denominazione di Brunello venisse al mondo, un luogo adatto per il Sangiovese a 400 metri di altitudine.

Negli ultimi anni ’70 venne espanso il vigneto e dal 1981 si può dire che la Cerbaiona sia diventata solida e di grande prestigio, distinguendosi da qualsiasi altro Brunello per la sua tipicità.

Arrivò il momento nel 2015 in cui Diego Molinari decise di vendere la sua azienda ad alcuni famosi investitori con a capo Gary Riesche.

La vigna di Cerbaiona è stata ri-piantata in diversi anni dal 1978 al 2000. Azienda che vede ancora più  luce passando alla viticoltura biologica e aggiungendo un altra parte del vigneto qualche anno dopo.

Tutto ciò che accade in cantina è fatto in maniera tradizionale con grandi tini e botti per l’affinamento del vino e fermentazioni con lieviti indigeni., le fermentazioni non hanno aggiunte di lieviti selezionati.

Il 1990 è di colore granato brillante. I profumi variano dalle spezie a marmellate varie come per esempio di more e amarene. Al palato è di strutturato, serio, con una bella freschezza il tannino è li presente. È generoso e potente a tratti timido. Un Gran Signor Vino. Evvia la Cerbaiona.

Sebastien Ferrara

Direttore e Sommelier

Ristorante Enrico Bartolini Mudec

Milano

https://www.instagram.com/sebastien_ferrara/?hl=it

Sebastien Ferrara è il direttore e sommelier del Ristorante Enrico Bartolini Mudec, 3 stelle Michelin a Milano. Ha effettuato eccellenti esperienze lavorative in Francia, Inghilterra e Svizzera per diversi anni nel settore della ristorazione.

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