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Sazerac, uno dei cocktail più antichi, ma non il primo

Michele Crippa

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Ripercorrere la storia del Sazerac è una vera e propria impresa, non che le informazioni  manchino, al contrario, ce ne sono in abbondanza ma sono a dir poco contraddittorie!

Iniziamo, allora, dai punti in comune di tutte le versioni esistenti: è sicuramente nato a New Orleans e l’ingrediente che fa del Sazerac un Sazerac è il bitter Peychaud. La leggenda vuole che fu Antoine Amédée Peychaud, all’inizio del XIX secolo, a creare la prima versione, o almeno il prototipo, di quello che diventerà il Sazerac. Si trattava, alle origini, di un ricostituente che l’apotecario preparava con del bitter di erbe di sua invenzione, zucchero e Cognac. Proprio quest’ultimo ingrediente è uno dei nodi della discordia, poiché esistono due scuole di pensiero: la prima a favore del Cognac supportata dalla tesi che il cocktail fu reso celebre nel locale di Sewell T. Taylor, l’Exchange Coffee House, il quale importava il distillato prodotto dalla “Sazerac-du-Forge et Fils”, dalla quale il cocktail prenderebbe, quindi, il nome; la seconda sostiene, invece, che l’ingrediente principale fosse sempre stato del Rye Whiskey. Che si voglia dare credito a una tesi o all’altra, quel che è certo è che dalla fine dell’800 il Cognac era merce rara a causa della filossera, e che quindi il Sazerac era ormai preparato quasi esclusivamente con del whiskey, più raramente con del bourbon, e mai più con del Cognac. Al giorno d’oggi, tuttavia, esistono ricette in cui si utilizzano Rye e Cognac in parti uguali.

Il cocktail non era, però, giunto alla sua ricetta finale, poiché mancava ancora un ingrediente: l’assenzio. Ed è proprio a questo punto che entra in scena Thomas Handy, proprietario della Old Absinthe House, che all’inizio degli anni 1870 acquistò, dapprima la Exchange Coffee House, che ribattezzerà Sazerac Coffee House, e in seguito anche la ricetta del bitter Peychaud. Fu Hardy che, con l’aiuto di Billy Wilkinson e Vincent Miret, avrebbe messo a punto la ricetta definitiva del Sazerac. Il condizionale è, però, d’obbligo, poiché altre fonti dichiarano che fu invece Leon Lamothe ad aggiungere, per primo, l’assenzio al cocktail. La data di questa brillante idea non è del tutto certa, poiché se alcuni affermano con certezza il 1870 altri sostengono invece che Lamothe era solito farlo già nel 1858.

Pare, inoltre, che la ricetta del Sazerac che William T. Boothbay scrisse nel suo libro, “The World’s Drinks and How to Mix Them” del 1908, gli fu trasmessa da Hardy poco prima della sua morte nel 1889. In questo manuale si legge anche che questo cocktail può essere preparato sia in un mixing glass riempito di ghiaccio, se si desidera avere una gradazione alcolica minore, oppure in un bicchiere semplicemente raffreddato per una versione più “forte”.

cc paukrus

La storia del Sazerac, però, non si ferma qui, poiché, nel 1912, la produzione dell’assenzio fu vietata a causa delle supposte capacità allucinogene di questo prodotto. Fu così che i barman dell’epoca furono costretti a modificare questo cocktail e sostituire l’assenzio con del Pastis o dell’Herbsaint. Oggi l’assenzio non è più una bevanda illegale ma molti barman continuano a preferirgli dei liquori all’anice.

La popolarità del Sazerac non è mai stata messa in discussione, ma la consacrazione definitiva è arrivata nel 2008, anno in cui è stato proclamato il cocktail ufficiale della città di New Orleans.

Responsabile della sala di un ristorante parigino carico di storia come il "Lucas Carton", dove, insieme a Giovanni Curcio, lo Chef Sommelier, continua a portare avanti quello stile franco-italiano che tanto lo aveva affascinato a Londra, ma anche, e soprattutto, a cercare di trasmettere la sua passione alle nuove generazioni. Il progetto Chiccawine si sposa proprio co questo intento: promuovere, tramite le nuove tecnologie, le tecniche di sala e bar, portare la curiosità su prodotti tradizionali che meritano di essere messi sotto le luci dei riflettori e far conoscere gli uomini che dedicano la loro vita affinché tutto questo non scompaia.

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