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Cocktail Alexander, più che un cocktail un dessert da bere

Michele Crippa

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Ci fu un momento nella storia in cui i padri di famiglia decisero che prendere un dolce per terminare la cena era decisamente “out”, nacquero così i “dessert cocktail”, i cocktail a base di panna. Quando penso a questi cocktail il primo che mi viene in mente è  l’Alexander.

È un cocktail leggendario  a base di cognac, o brandy, crema di cacao, panna e noce moscata. Ma se vi dicessi che questa è solo la versione più conosciuta di questo cocktail creata nella seconda metà degli anni ’30? Già, perché se volessimo essere più precisi il nome di questo cocktail è Brandy Alexander, o ancora meglio Alexandra. La regione è presto detta: al tempo era stato pensato per le donne, che prediligevano dei drink più morbidi. La ricetta originale prevedeva, infatti, l’utilizzo di gin, e durante il proibizionismo la qualità di questo distillato, prodotto nelle vasche da bagno nel seminterrato di qualche criminale, era talmente bassa che si cercava in ogni modo di nasconderne i difetti. Questa è solo una delle storie sull’origine dell’Alexander, probabilmente vera solo in parte, poiché la data di nascita di questo cocktail è anteriore al proibizionismo, anche se solo di pochi anni.

CC pvsbond

È il 1915, siamo in piene world series, le finali del campionato americano di baseball, Philadelphia si gioca il titolo contro Boston. Al Racquet Club della città dei quaccheri il barman inventa l’Alexander in onore del lanciatore della squadra della sua città, Grover Cleveland Alexander. Sfortunatamente questo non basterà a evitare la sconfitta, e il campionato verrà vinto da Boston.

Un’altra leggenda sposta l’origine dell’Alexander nella Grande Mela per mano di Troy Alexander, in onore di Phoebe Snow. La donna è uno dei tanti personaggi di fantasia che animano le campagne pubblicitarie dell’epoca. In questo caso si tratta della pubblicità della “Delaware, Lackawanna and Western Railroad”, che si vantava di come i suoi clienti arrivassero a destinazione con gli abiti puliti grazie all’utilizzo di antracite, al contrario dei loro concorrenti che utilizzavano ancora il carbone per le loro locomotive, che coprivano di fuliggine gli abiti dei passeggeri. Il barman si ispirò dell’abito bianco indossato da Phoebe Snow per creare il candido Alexander.

Ci sono molte altre storie intorno a questo cocktail e sembra che chiunque portasse il nome di Alexander pretendesse avere un legame con la creazione di questo drink, come ad esempio l’attore Alexander Woollcott o ancora lo zar di Russia Alexander II. Quindi se vostro nonno si chiama Alessandro, anche voi potreste inventarvi una storia, più o meno plausibile, legata all’origine di questo cocktail. Chi potrebbe dire il contrario?

 

 

Responsabile della sala di un ristorante parigino carico di storia come il "Lucas Carton", dove, insieme a Giovanni Curcio, lo Chef Sommelier, continua a portare avanti quello stile franco-italiano che tanto lo aveva affascinato a Londra, ma anche, e soprattutto, a cercare di trasmettere la sua passione alle nuove generazioni. Il progetto Chiccawine si sposa proprio co questo intento: promuovere, tramite le nuove tecnologie, le tecniche di sala e bar, portare la curiosità su prodotti tradizionali che meritano di essere messi sotto le luci dei riflettori e far conoscere gli uomini che dedicano la loro vita affinché tutto questo non scompaia.

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