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Storie - Histories

Château Musar: una grande azienda nata nel 1930 che produce vino bio in Libano da ormai 50 anni

Sebastien Ferrara

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Posso dire che il re dei vini libanesi, Château Musar, mi ha sempre colpito per il suo equilibrio.

L’azienda è stata fondata nel 1930, a 25 km da Beirut, da Gaston Hochar, in una splendida fortezza. Dopo uno dei suoi viaggi a Bordeaux, ha capito che in Libano, più precisamente nella valle della Bekaa, le potenzialità sono grandi per la coltivazione della vite e la produzione di grandi vini. Oggi, questo magnifico progetto continua con la terza generazione della famiglia su un vigneto di 180 ettari.

Le vigne si trovano ad un’altitudine di 1000 m, su terreni coltivati ​​biologicamente da oltre 50 anni. I vini bianchi sono prodotti da due vitigni Obaideh e Merwah, mentre per i vini rossi sono Cabernet Sauvignon, Cinsault e Carignan.


Ecco alcune note di degustazione, a partire dal Musar Blanc:

1989: un colore che direi quasi ambrato ma brillante, con note di miele, fichi e albicocca candita. Al palato è sottile e delicato, con aromi terziari avanzati. Rimane equilibrato e riflette perfettamente il naso. Servitela a temperatura fresca.
1990: è in ottima forma, un colore dorato intenso. Un naso complesso con note di frutta secca, legno e burro. In bocca, ricchezza, integro e ancora fresco.
1992: il colore è ambrato, che rende il topazio complesso, ricco, fresco ma molto evoluto. Personalmente, non sono un fan di questa fase terziaria. Per questa cuvée sono state utilizzate solo uve Obaideh.
Giallo dorato 1994, profumo quasi alcolico, ricco e caldo. Al palato spicca un intrigante gusto di miele.
2000: cambia nettamente registro cromatico, con un colore dorato intenso, il suo profumo è molto complesso, dai più svariati agrumi, passando per note più rotonde di miele e burro per finire con tocchi di vaniglia. In bocca è sapido, composto e fresco. Penso di preferire le annate più recenti, anche se l’emozione di assaggiare queste annate più vecchie è unica.
2004: un vino energico, avvolgente e sapido. Ho notato una freschezza molto presente e piacevole, e ho scoperto che quell’anno la neve in vigna è rimasta fino a marzo.
Questa è l’annata che finora mi ha colpito di più.
2010: decisamente giovane, ha struttura, potenza ma anche eleganza. Gli ci vogliono ancora alcuni anni per essere in perfetta armonia.


Continuiamo con il Musar rosso,
1977: il colore è sontuoso. Da lì in poi si può già immaginare la delicatezza che si troverà al naso di frutti neri, foglie di sigaro bagnate, bosco umido e un palato meraviglioso, asciutto, pulito e lungo.
1980: rubino molto pieno, complesso di note terziarie ben sviluppate e intatte. La bocca è piena e il finale lungo.
1982: è ancora un ragazzino, nel pieno della sua fase di crescita mostra il grande equilibrio di questa annata. Un bouquet ancora composto da frutta fresca e matura. Al palato è morbido, con tannini morbidi e buona acidità.
1997: rubino intenso, il frutto è nettamente più vivace al naso e dominano le spezie, talvolta piacevoli note balsamiche. Al palato è secco e goloso.
1999: un’annata fantastica, rubino vivace, frutta e spezie si integrano al naso. Un gusto davvero piacevole, un finale lungo e un equilibrio di maestrale.
2004, 2009, 2011: li ho assaggiati insieme in un giorno. Sono stato in grado di trovare molte somiglianze tra di loro. Il tempo aiuterà ad arricchire questi gioielli di complessità ed eleganza, che non mancano in gioventù.

Sebastien Ferrara

Sommelier e Direttore, Mudec-Enrico Bartolini, Milano

Sebastien Ferrara è il direttore e sommelier del Ristorante Enrico Bartolini Mudec, 3 stelle Michelin a Milano. Ha effettuato eccellenti esperienze lavorative in Francia, Inghilterra e Svizzera per diversi anni nel settore della ristorazione.

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