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Storie - Histories

Barbera, il vitigno piemontese che fa rima con Bricco dell’Uccellone

Giovanni Curcio

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Parlare di Barbera è un argomento molto interessante, e appartiene alla nostra rubrica sui vini d’Italia e dei suoi vigneti.

La Barbera è un’uva che è cresciuta molto rapidamente, prima in Italia e poi nel mondo. Questa espansione è spiegata dalla resistenza e dalla sua facilità di adattamento a diversi terreni. Un ever-green, che è anche riuscito a sopravvivere alle diverse mode e a ringiovanire la sua reputazione come varietà di produzione quantitativa piuttosto che qualitativa.

Quando ho iniziato i miei studi come sommelier in Italia, l’insegnamento della storia della barbera era dominato dal Bricco dell’Uccellone. Si tratta di un vigneto piantato negli anni ’60 da Giacomo Bologna che, sotto l’influenza di Luigi Veronelli, decise di produrre un vino non solo acido e frizzante, ma soprattutto di carattere.

La Barbera di Giacomo Bologna era all’avanguardia e vincente, chi invece decise di puntare su vitigni più produttivi, di cui oggi non si ricorda nemmeno il nome, dovette presto ricredersi.

Una cosa ha permesso a questo vitigno di resistere anche in fase di transizione, la Barbera è ricca di colore, molto fruttata, dolce, calda ma non troppo, e conserva un piacevolissimo sapore di “latte” che affascina studiosi e amatori. Il Bricco dell’Uccellone si trova ad Asti, terra di spumanti, nebbioli leggeri, moscato e vini pronti da bere. Il Bricco dell’uccellone getterà poi le basi della Barbera d’Asti, che darà vita ad altri rinomati vigneti: Miole, La Court, Crena.

Cascina La Court, Michele Chiarlo

I tre vigneti in questione provengono da Agliano e Agliano Terme, comune a sud di Asti. Durante il nostro viaggio tra i vigneti del Barbaresco, avevamo più volte ricordato che i grandi vini del Nebbiolo hanno suoli composti principalmente da marne Cenozoiche con un po ‘di conglomerato e sabbia. Rispetto alle Langhe, le terre dell’astigiano sono un po ‘più “pesanti”, quindi hanno più sabbia. Se a questo aggiungiamo che i grandi vigneti si trovano ad un massimo di 200 metri sul livello del mare (non 250-270 come nelle Langhe), che gli appezzamenti sono rigorosamente esposti a sud-sud-est, ed infine, che l’uva Barbera è molto più ricca in colore, è chiaro che si otterrà un vino dolce, strutturato e caldo, che sarà pronto alla beva ben prima di un Barbaresco e di un Barolo.

La barbera Crena di Vietti e i cru di Miole e Cascina La Court di Michele Chiarlo, provengono da una regione calda. Questi tre vigneti non sono lontani tra cui Miole e Cascina La Court che distano circa due metri in linea d’aria. Vietti e Michele Chiarlo sono anche due grandi viticoltori di Barolo, che esprimono due stili diversi (ma di questo parleremo quando arriveremo al Barolo).

Ultima tappa più a nord, dove abitualmente troviamo del Nebbiolo, per descrivere un vino che per gli amanti di grandi vini oltre che per i frequentatori abituali delle case d’aste è qualcosa di estremamente raro, quasi leggendario, un vino di cui se ne sente parlare ma che è estremamente difficile trovare: la Barbera Pozzo dell’Annunziata di Roberto Voerzio. Questa barbera viene prodotta in vigne dove l’uva Nebbiolo non può esprimersi al meglio, nei punti in cui il terreno è più spesso. La resa di queste vigne è minima, con una produzione che non raggiunge i mille magnum.

Giovanni Curcio

Sommelier au restaurant Lucas Carton à Paris. Ses passions: le vin, la viticulture, les voyages dans les vignobles et la gèographie des vignes; ...ah oui, les cèpages!

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