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Consigli - Conseils

Un distillato giapponese da tutto pasto. Lo shouchu!

Giovanni Curcio

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Le tre etichette presenti nella foto, non esistono ancora. Sono state appena create da tre distillatori giapponesi: Hayashi, Fukano e Fukuda, capistipite delle omonime distillerie, per poter permettere ad alcuni degustatori europei di poterle assaggiare. Ho avuto la fortuna, questa mattina di poter partecipare ad una riunione Zoom alla Maison du Sakè di Parigi, che mi ha permesso di scoprire  il Kuma shouchu. 

Lo shouchu, in generale, è un distillato, con un grado alcolico piuttosto leggero, intorno ai 25 gradi, che è ottenuto a partire da patata dolce, cereali o riso. Prodotto, molto spesso, laddove in terra nipponica vi è una distilleria da whisky o altro.

Il Kuma Shouchu invece, è sempre shouchu, ma  prodotto unicamente da riso(lo stesso utilizzato per il sakè) e proviene dalla provincia di Kumamoto( quindi Kuma-shouchu), situato nella prefettura di Kyushu nel sud del Giappone. Siamo in una zona con un clima molto umido, quasi tropicale, sempre segnato dalle quattro stagioni, ovviamente molto adatto alle  risaie di grandi dimensioni. 

 

Lo shouchu è spesso bevuto allungato con acqua fresca o ghiaccio e può accompagnare un pasto intero a differenza di tanti altri distillati. Le sue origini sono meno nobili del whisky, Cognac o altro, proprio per la sua facile bevibilità ; spesso troviamo in Giappone, bottiglioni da un litro a buon mercato, che vengono bevuti allungati da succo di frutta o altro; ciò ha anche spianato la strada nel loro utilizzo nei cocktail. Ovviamente, questi erano gli shouchu a buon mercato e senza un disciplinare particolare, ma quando parliamo di Kuma shouchu, tutto cambia. Un affinamento minimo di tre anni in ceramica o legno e una selezione rigorosa del riso sono alla base di questa denominazione di origine che diventa sempre più prestigiosa, con il passare degli anni.

 

 

Passiamo alla degustazione:

Hayashi distillery, Gokuraku Nami.

Parto da quello più a sinistra, di colore trasparente, con la bottiglia più bassa. Gokuraku Nami, 3 anni di affinamento in ceramica e una forte attenzione all’ossidazione durante la produzione. Presenta un bel colore trasparente brillante, che ricorda in effetti un distillato qualsiasi, ma al naso dà il suo meglio. Di un fruttato stupefacente, che spazia dalla prugna, ai mirtilli, passando per le fragoline di bosco, se fosse servito in un calice nero, sarebbe sicuramente scambiato per un vino rosato o un chiaretto. Una bocca avvolgente e fresca, dà l’idea dello shouchu da tutto pasto, fidatevi, basta servirlo appena fresco e può accompagnare senza alcun dubbio una serata  intera. Piccolo consiglio, essendo molto equilibrato, va giù facilmente, quindi attenti a non finire la bottiglia che 25 gradi, anche se non si sentono per niente al gusto, esistono comunque!

Fukano distillery, Toki no Fuin, ossia la capsula del tempo. Quando si chiude un’acquavite per 10 anni  in botte di legno, spesso, nel frattempo, chi l’ha prodotta ha avuto dei  figli o qualche capello bianco. Se all’apertura di questa botte si nota un distillato sì marcato dalle note del legno, ma con nessun segno nè di ossidazione, nè di invecchiamento precoce(spesso il legno accellera il processo di ossidazione e quindi di invecchiamento), ci si chiede se questa acquavite o questo  shouchu non abbia soggiornato per l’appunto in una capsula del tempo!  

Di un colore ambrato molto luminoso. Al naso le note affumicate e di tabacco si alternano a quelle di mirabelle e di pesca gialla. La bocca è ricca e morbida, affascina una lunghezza spaventosa. Se riuscite a trovare un salmone o una trota affumicati artigianalmente, è lo sposo perfetto.

Fukuda distillery, cask N. 555-605.

Avevamo iniziato la degustazione con un cocktail, probabilmente perchè è quello in cui la nota alcolica è leggermente più pronunciata. Ho avuto poi la fortuna di assaggiarlo senza ghiaccio e senza altri ingredienti ed ho apprezzato, anzi, ritenuto necessaria questa punta di alcol supplementare. 

Anche qui il colore ambrato lascia presagire un affinamento in legno. Al naso, in prima battuta ricorda quasi un whisky appena torbato, accompagnato da un ricordo di ciliegia sotto spirito di grande piacevolezza. Bocca imponente, larga e molto, molto lunga. Richiama una cheese cake al té earl grey o ancora meglio, una crostata di mirabelle, poco dolce e con qualche granello di sale grosso in superficie che contrasta l’aspetto dolce della crostata e dello shouchu. 

 

Mi ha veramente fatto piacere questa degustazione. Avendo viaggiato spesso in Giappone, avevo già  assaggiato diversi tipi di  shouchu che ritenevo piacevoli, ma lontani dal gusto e dalla cultura europea(ritenevo questo prodotto difficile da inserire in un contesto nostrano), ma oggi mi sono ricreduto e faccio i migliori auguri a queste tre distillerie e soprattutto a questi tre distillatori! 

Kampai

Sommelier au restaurant Lucas Carton à Paris. Ses passions: le vin, la viticulture, les voyages dans les vignobles et la gèographie des vignes; ...ah oui, les cèpages!

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