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Storie - Histories

Incrociando qualche dato.

Giovanni Curcio

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Leggendo stamattina qualche statistica del CNIV, mi sono accorto che il mercato di vini in Francia(primo cliente di se stessa), ripartiva, nel 2019, su 3.5 miliardi di bottiglie: 5l in grande distribuzione, 3l al ristorante, 1l alla proprietà ed 1l in enoteca o on line,  per un volume d’affari di 500 milioni di euro. Premettendo che, anche essendo dati del 2019, non si modificano, con l’anno corrente,  di moltissimo.

Calcolando in litri quindi, la parte del leone è facilmente riscontrabile nella grande distribuzione. Calcolando in euro, sicuramente i ristoranti, che sono obligati di moltiplicare il prezzo del  vino dalle 3 alle 5 volte, hanno sicuramente un margine maggiore. La Francia è un paese che beve fuori, nonostante il prezzo sia largamente superiore?

Probabilmente si, ed una lettura sta nel fatto che molte case vitivinicole di qualità, hanno affidato nel tempo la loro distribuzione unicamente alla ristorazione, creando dei circoli chiusi. Pensiamo a regioni come la Borgogna oppure ai grandi Champagne, che non hanno una quantità sufficiente per essere onnipresenti e quindi hanno dovuto selezionare i loro clienti sulla base del prestigio. Ovviamente questa analisi può essere erroneamente confusa; è vero che queste case vinicole producono poco, ma si vendono molto care. Basti pensare che mediamente un vino in grande distribuzione va dai 3 ai 10 euro e che un vino da ristorazione va dai 20 ai 15 000 euro!(anche di più); ne deduciamo un rapporto completamente sfasato.

Non sottovalutiamo mai le differenze sociali e di reddito in un paese, dove spesso si sente parlare di ingiustizia sociale.

Certo(per queste case vinicole di cui abbiamo appena parlato) è una fortuna poter scegliere i propri clienti in un’epoca in cui il commercio è molto complicato. Calcolando che nel 2020, causa pandemia i ristoranti hanno avuto un freno importante, potremmo però pensare che la grande distribuzione sia stata finalmente il punto forte in tutto. Siamo sicuri? 

Non credo proprio. 

Negli ultimi 5 anni la domanda e di conseguenza l’offerta sul web è aumentata vertiginosamente, creando prima start-up e poi dei veri colossi del web. Basti pensare che fino a qualche anno fa, per partecipare ad un’asta bisognava: trovarla, iscriversi, andare fisicamente o per telefono etc… adesso sono tutte on line e di facilissimo accesso; lo stesso discorso ne va per vendere i propri vini o per far valutare la propria cantina(l’esperto è molto più accessibile).

Internet ha cambiato i nostri consumi e questa bruttissima pandemia ne ha semplicemente catalizzato la rapidità. Anche la didattica del vino ormai si è spostata sul web ed anche una parte del fatturato del vino derivato dalla grande distribuzione lo ha capito, dando vita a una selezione molto più ampia on line. Basti pensare che volendo su Amazon(per citare il più famoso), possiamo comprare del Masseto o i grandi Bordeaux che non tutti gli enotecari possiedono.

Una breve parentesi l’avevamo già fatta con un altro articolo, quando parlando di storia del vino ci siamo accorti quanto possa pesare il cambiamento, accidentale o tuttavia dovuto ad un evento in particolare sui consumi; abbiamo anche spiegato che questo cambio di rotta nei numeri trova e nel nostro caso troverà un aggiustamento nel futuro.

http://www.giovannicurcio.com/dogma-datur-christianis-quod-in-carnem-transit-panis-et-vinum-in-sanguinem/

Giovanni Curcio

Sommelier au restaurant Lucas Carton à Paris. Ses passions: le vin, la viticulture, les voyages dans les vignobles et la gèographie des vignes; ...ah oui, les cèpages!

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